evorix blog

Strategie brevettuali per il SaaS: proteggere le comunicazioni tra server e client

Scritto da Takefumi Sugiura | 2026/05/03

Ormai da tempo il campo di battaglia principale del business si è spostato dal software in confezione al SaaS (Software as a Service) e, attualmente, numerose startup puntano ad espandere la propria attività attraverso il modello di abbonamento. Tuttavia, è un fatto sorprendentemente poco noto che, a causa delle sue caratteristiche tecniche, nel settore SaaS «ottenere un brevetto sia estremamente difficile e si rischi facilmente di fallire».

«Nonostante avessimo sviluppato un algoritmo rivoluzionario, non siamo riusciti a citare in giudizio un concorrente per violazione di brevetto»

«Il semplice trasferimento del server all’estero ha reso inapplicabile il diritto di brevetto»

Per evitare situazioni di questo tipo, è necessaria una strategia sofisticata che definisca giuridicamente il rapporto tra «server» e «client», elementi caratteristici dell’architettura SaaS.

In particolare, la sentenza della Corte Suprema del marzo 2025 (Reiwa 7) nella causa Dwango contro FC2 ha segnato una svolta epocale nella pratica brevettuale relativa al SaaS. Presentare una domanda di brevetto basandosi su conoscenze obsolete, senza essere a conoscenza di tale sentenza, è estremamente rischioso.

In questo articolo, dal punto di vista di un consulente in brevetti con una solida esperienza nel settore IT e del software, illustreremo in modo approfondito gli aspetti fondamentali della strategia brevettuale nel business SaaS, nonché le competenze necessarie per ottenere «diritti difendibili in tribunale» alla luce della giurisprudenza più recente.

1. Perché i brevetti SaaS sono diversi dai «brevetti tradizionali»?

I brevetti tradizionali nel settore manifatturiero (ad esempio per un “motore” o una “sedia”) erano completi con l’esistenza di un singolo oggetto. Tuttavia, le invenzioni relative ai “sistemi di rete”, tra cui il SaaS, funzionano solo quando più elementi fisicamente distanti tra loro interagiscono tra loro.

Il problema principale in questo contesto è rappresentato dal «barriera dei soggetti multipli (multi-actor)» prevista dalla legge sui brevetti.

Il rischio di una dispersione dei soggetti responsabili della violazione (principio dell’attuazione di tutti gli elementi costitutivi)

Affinché si configuri una violazione del diritto di brevetto, in linea di principio è necessario che «un unico soggetto (un concorrente)» attui «tutti gli elementi costitutivi indicati nelle rivendicazioni».

Cosa accadrebbe se, senza riflettere, brevettasse l’intero sistema come «sistema di chat composto da server e terminali client»?

• Il server è gestito da un «concorrente (fornitore SaaS)».

• A utilizzare i terminali client sono gli «utenti comuni (clienti)».

In questo caso, il concorrente potrebbe obiettare: «Io non utilizzo il terminale client (è l’utente che lo fa di propria iniziativa). Poiché metto in pratica solo la metà dell’intero sistema, non si configura una violazione del brevetto», con il rischio che la violazione non venga riconosciuta.

Per evitare ciò, è indispensabile una «progettazione delle rivendicazioni» che suddivida adeguatamente l’invenzione e chiarisca chi attua cosa.

2. Strategia delle «tre suddivisioni» nella comunicazione tra server e client

L’aspetto più importante nei brevetti SaaS è «da quale prospettiva suddividere l’invenzione». Anche trattandosi della stessa tecnologia, è possibile costruire una rete brevettuale solida e inattaccabile, registrando i diritti in modo stratificato nelle tre categorie seguenti.

Strategia n. 1: rivendicazioni lato server (il fulcro principale)

Si tratta di diritti volti a colpire direttamente i fornitori SaaS (concorrenti). Si descrivono gli elementi costitutivi dell’invenzione limitandoli esclusivamente alle «elaborazioni effettuate dal server».

• Esempio errato (multiparte):

«Sistema in cui l’utente invia una richiesta dal proprio terminale, il server la riceve ed elabora, per poi visualizzare il risultato sul terminale dell’utente.»

(※ È inclusa l’azione da parte dell’utente di “visualizzare”)

• Esempio corretto (soggetto unico):

«Dispositivo server dotato di un’unità di ricezione che riceve le richieste provenienti dal terminale, di un’unità di controllo che esegue l’elaborazione in base a tali richieste e di un’unità di trasmissione che invia i dati da visualizzare al suddetto terminale.»

In questo modo, unificando il soggetto in «server», indipendentemente dall’azione compiuta dall’utente, è possibile contestare la violazione (produzione, utilizzo, ecc.) nel momento in cui un concorrente mette in funzione tale server. Nel contesto dei brevetti SaaS, questo costituisce il diritto più fondamentale e potente.

Strategia n. 2: rivendicazioni lato client (nei confronti degli app store)

È efficace nei casi in cui l’applicazione sia dedicata o si caratterizzi per l’elaborazione di JavaScript all’interno del browser.

In questo caso, si rivendica il diritto sul «programma» stesso.

Qualora si intenda escludere i concorrenti che distribuiscono app su Apple Store o Google Play, il solo «brevetto relativo al server» rende difficile fornire spiegazioni ai gestori delle piattaforme, con il rischio di ritardi nella procedura di rimozione. Tuttavia, se si possiede un «brevetto relativo all’app», è possibile sostenere in modo semplice che l’app distribuita costituisce di per sé un prodotto contraffatto, consentendo di portare avanti senza intoppi la richiesta di rimozione (take-down) dallo store.

Strategia n. 3: rivendicazioni di sistema (nei confronti dei server esteri)

Le rivendicazioni relative all’«intero sistema (server + terminale)», un tempo spesso evitate a causa del «rischio di violazione da parte di più soggetti», sono state rivalutate in termini di importanza alla luce delle recenti sentenze di cui si parlerà in seguito.

In particolare, le rivendicazioni di sistema risultano estremamente efficaci nei casi in cui il server e il client collaborino strettamente e l’essenza dell’invenzione risieda proprio nella loro interazione (protocolli e sequenze di comunicazione).

3. La sentenza della Corte Suprema nel «Caso Dwango» che ha cambiato la storia (marzo 2025)

La questione dell’«installazione dei server all’estero (transfrontaliera)» ha rappresentato per molti anni la principale fonte di preoccupazione nel settore SaaS.

I diritti di brevetto giapponesi si basano sul «principio di territorialità» e hanno efficacia solo all’interno del territorio giapponese. Di conseguenza, sussisteva il rischio che si diffondesse la pratica di «eludere i brevetti», secondo cui «poiché la regione AWS è impostata negli Stati Uniti, i diritti di brevetto giapponesi non sono applicabili».

A risolvere definitivamente la questione è stata la sentenza della Corte Suprema nel «Caso Dwango contro FC2», emessa il 3 marzo 2025.

Se «sostanzialmente in territorio nazionale», si configura una violazione

La Corte Suprema ha stabilito che, anche se il server si trova all’estero, se, tenendo conto complessivamente dei seguenti elementi, si può ritenere che l’atto di creazione del sistema sia stato «effettivamente compiuto in Giappone», si configura una violazione del diritto di brevetto giapponese (produzione).

  1. Modalità dell’atto di cessione o simili: se il servizio sia fornito a utenti situati sul territorio nazionale (visualizzazione in lingua giapponese, pagamenti in yen giapponesi, ecc.).

  2. Luogo in cui si manifestano gli effetti: se gli effetti derivanti dall’utilizzo di tale sistema si manifestano sul territorio nazionale (se gli utenti nazionali possono utilizzarlo).

Grazie a questa sentenza storica, gli operatori SaaS non possono più ricorrere alla semplice strategia elusiva di «spostare i server all’estero».

In altre parole, è stato stabilito a livello della Corte Suprema che, se si ottiene un brevetto in Giappone, è possibile richiedere l’ingiunzione e il risarcimento dei danni anche nei confronti di servizi imitatori che utilizzano server all’estero.

A seguito di questa sentenza, la strategia che consiste nel richiedere espressamente un brevetto per un «sistema comprendente server e terminali» e nel sostenere che «poiché include utenti (terminali) sul territorio giapponese, si tratta di un’attuazione sul territorio nazionale» è diventata un’opzione estremamente efficace.

4. Come dimostrare le «elaborazioni interne invisibili»?

Per quanto eccellente possa essere un brevetto, esso non ha alcun significato se non si riesce a dimostrare (o a far emergere) che il servizio di un concorrente lo sta utilizzando. Questo concetto è noto come «rilevabilità della violazione» (Detectability).

L’elaborazione back-end del SaaS (algoritmi di IA e logiche di calcolo ad alta velocità) costituisce una scatola nera. Dall’esterno non è possibile vedere quali calcoli vengano effettuati all’interno del server.

Per questo motivo, quando mi occupo dei brevetti SaaS per le aziende clienti, includo sempre i seguenti punti di vista.

Definire i diritti in base agli input e agli output (I/O)

Si formulano le rivendicazioni includendo la relazione causale «quale output viene restituito in risposta a un determinato input», anziché concentrarsi sulla logica interna in sé.

× Rivendicazione relativa esclusivamente all’elaborazione interna:

«Elaborazione che, per i dati A, effettua il calcolo dei coefficienti utilizzando l’algoritmo X e li memorizza nella memoria B.»

(※Poiché non è assolutamente visibile dall’esterno, non è possibile ottenere prove di violazione)

○ Rivendicazione incentrata su input e output:

«Processo che, in risposta alla ricezione dei dati A da un terminale, genera i dati B contenenti parametri specifici e li invia al terminale.»

Se la rivendicazione è formulata in questo modo, è sufficiente interrogare l’API di un concorrente e verificare la risposta (dati JSON ecc.) per poter presentare la prova affermando: «Ecco, questo parametro viene restituito. Si tratta di una violazione del brevetto».

Per «brevetto forte» si intende non solo un brevetto tecnicamente avanzato, ma anche un «brevetto in cui è facile individuare una violazione».

5. Roadmap della proprietà intellettuale per le startup SaaS

Nel business SaaS la velocità è fondamentale. È necessario presentare la domanda di brevetto al momento opportuno, in linea con le fasi di sviluppo.

Fase 1: dallo sviluppo dell’MVP fino a poco prima del lancio (prima del PMF)

Questo è il momento cruciale.

Per ottenere un brevetto è necessaria la «novità». Anche se si tratta di una versione beta, una volta resa pubblica, in linea di principio non sarà più possibile ottenere il brevetto (perdita di novità).

Si assicuri di completare la domanda di brevetto prima di qualsiasi «comunicato stampa» o «pubblicazione della landing page». In questa fase, è fondamentale definire i concetti di base del «modello di business × tecnologia» piuttosto che concentrarsi sui dettagli del codice.

Fase 2: Fase di crescita (Serie A–B)

Si tratta del periodo in cui aumenta il numero di utenti e si procede all’aggiunta di nuove funzionalità. In questa fase si procede alla tutela dei diritti relativi a UI/UX specifiche, che costituiscono «fattori di differenziazione rispetto alla concorrenza», nonché alle strutture dei dati e alle specifiche delle API.

In particolare, in vista di una futura IPO (nuova quotazione in borsa) o di operazioni di M&A, il portafoglio di brevetti diventa un bene in grado di aumentare notevolmente il valore di valutazione (valuation) dell’azienda. Questo perché gli investitori e le società acquirenti pagano non solo per la tecnologia in sé, ma anche per il «diritto di esclusivamente utilizzare tale tecnologia».

6. Riepilogo: l’importanza di scegliere un consulente in brevetti con esperienza nel settore SaaS

I brevetti relativi al business SaaS, se non si possiedono una profonda comprensione dei seguenti tre elementi, risulteranno privi di efficacia.

  1. Tecnologie di rete (HTTP, API, WebSocket, infrastruttura cloud)

  2. Logica giuridica più recente (sentenza della Corte Suprema nel caso Dwango, attuazione da parte di più soggetti, violazione indiretta)

  3. Modello di business (punti di monetizzazione, vie di ingresso della concorrenza)

Limitarsi a «mettere per iscritto le specifiche fornite dagli ingegneri» non è sufficiente per tutelare un brevetto nel settore SaaS.

È indispensabile il supporto di esperti in grado di dialogare alla pari con gli ingegneri utilizzando la terminologia tecnica e di rendere visibili, sotto forma di «diritti», i processi invisibili che avvengono tra server e client.

Il nostro studio offre assistenza in materia di brevetti specializzata nel settore SaaS e cloud.

Se si chiede: «Non so se il servizio della mia azienda sia brevettabile» o «Temo che la concorrenza possa copiarlo», La invitiamo a consultarci tempestivamente prima che lo sviluppo sia completato.

La tecnologia SaaS diventa un bene patrimoniale nel momento stesso in cui viene scritto il codice. Il nostro compito è trasformare tale bene in un «diritto di esclusiva».

Tag

#SaaS #StrategiaDiBrevetti #BrevettiSoftware #BrevettiSuModelliDiBusiness #Startup #ConsulenteInProprietàIntellettuale #SistemaServer-Client #SentenzaDwango #Transfrontaliero #API #UIUX #ProvaDiViolazione #StrategiaDiProprietàIntellettuale #ServiziCloud #DomandaDiBrevetto #BrevettiIT

Indice

  1. 1. Perché i brevetti SaaS sono diversi dai «brevetti tradizionali»?
  2. 2. La strategia delle «tre distinzioni» nella comunicazione tra server e client
  3. 3. La sentenza della Corte Suprema nel «caso Dwango» che ha cambiato la storia (marzo 2025)
  4. 4. Come dimostrare le «elaborazioni interne invisibili»?
  5. 5. La roadmap della proprietà intellettuale per le startup SaaS
  6. 6. Riepilogo: l’importanza di scegliere un consulente in brevetti con esperienza nel settore SaaS

AUTORE / Autore

Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)

EVORIX (Studio di proprietà intellettuale) – Avvocato specializzato in proprietà intellettuale e titolare

Assiste clienti operanti in un’ampia gamma di settori, tra cui IT, produzione, startup, moda e sanità, occupandosi di ogni aspetto, dalla presentazione di domande di brevetto, marchio, disegno industriale e diritto d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale nei settori all’avanguardia quali l’intelligenza artificiale (AI), l’Internet delle cose (IoT), il Web3 e il FinTech. È membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei consulenti in proprietà industriale del Giappone, l’Associazione asiatica dei consulenti in proprietà industriale (APAA) e l’Associazione giapponese dei marchi (JTA).