La collaborazione tra il mondo accademico e quello imprenditoriale racchiude un enorme potenziale per la creazione di tecnologie e prodotti innovativi, grazie alla combinazione tra la ricerca all’avanguardia delle università e il know-how delle imprese in materia di commercializzazione. Negli ultimi anni, anche grazie al sostegno del governo, il numero di progetti di ricerca congiunta e di trasferimenti tecnologici è in costante aumento.
D’altra parte, tuttavia, non mancano mai controversie relative alla proprietà intellettuale (brevetti). «Quando si è cercato di depositare una domanda di brevetto per i risultati di una ricerca congiunta, è sorta una controversia con l’università in merito all’attribuzione dei diritti»; «A causa di una discrepanza nella tempistica della pubblicazione dell’articolo scientifico, non è stato più possibile ottenere il brevetto»: casi come questi non sono affatto rari.
Gran parte delle controversie in materia di brevetti nell’ambito della collaborazione tra industria e università deriva da accordi preliminari insufficienti o da divergenze di interpretazione tra le parti. In altre parole, se si dispone delle conoscenze adeguate e si stipulano contratti appropriati, è possibile prevenire gran parte delle controversie.
Nel presente articolo, dopo aver illustrato i motivi per cui nella collaborazione tra industria e università si verificano facilmente controversie in materia di brevetti, forniremo informazioni pratiche ed esaurienti sui cinque punti chiave che le aziende devono tenere presenti, su casi concreti di controversie e sui vantaggi di rivolgersi a un consulente in brevetti.
Indice
Le controversie in materia di brevetti nell’ambito della collaborazione tra università e industria non sono causate esclusivamente da “carenze contrattuali”. Alla base di esse vi sono differenze strutturali tra università e imprese. Esaminiamo ora in dettaglio i tre motivi principali per cui è facile che insorgano controversie.
Per le imprese, lo scopo della ricerca congiunta è il conseguimento di profitti attraverso la commercializzazione. L’obiettivo finale consiste nel trasformare i risultati della ricerca in prodotti o servizi e nell’assicurarsi un vantaggio competitivo sul mercato. Di conseguenza, è forte l’incentivo a voler utilizzare la tecnologia in modo esclusivo e a impedire che venga utilizzata dalla concorrenza.
D’altra parte, lo scopo delle università è la pubblicazione dei risultati accademici e la restituzione delle conoscenze alla società. I criteri di valutazione dei ricercatori consistono nella stesura di articoli scientifici, nella presentazione in occasione di convegni accademici e nel contributo allo sviluppo della ricerca. Il brevetto è, in definitiva, solo «una forma di risultato» e il suo uso esclusivo è in parte incompatibile con la missione delle università.
Questa divergenza di obiettivi genera un conflitto fondamentale nelle trattative relative all’attribuzione dei diritti e all’ambito di utilizzo. Le imprese desiderano «utilizzarla in modo esclusivo», mentre le università intendono «restituirla ampiamente alla società»: se si avvia una ricerca congiunta senza colmare questo divario, non appena si ottengono i risultati si verificano inevitabilmente dei problemi.
Confronto tra gli obiettivi delle imprese e delle università
Azienda: commercializzare i risultati della ricerca e consolidare un vantaggio competitivo. Desidera l’utilizzo esclusivo del brevetto.
Università: pubblicazione dei risultati accademici e restituzione delle conoscenze alla società. La pubblicazione di articoli scientifici e la valutazione dei risultati dei ricercatori sono fondamentali. Spesso si segue una politica di concessione di licenze su ampia scala per i brevetti.
Comprendere questa differenza fondamentale di finalità e concordarla accuratamente in fase contrattuale costituisce il primo passo per prevenire eventuali controversie.
| Elementi di confronto | Azienda | Università |
|---|---|---|
| Obiettivo finale | Commercializzazione e ottenimento di profitti | Contributo accademico e restituzione delle conoscenze |
| Atteggiamento nei confronti dei brevetti | Desideriamo un uso esclusivo | Desideriamo concedere licenze su ampia scala |
| Priorità nella divulgazione dei risultati | Priorità alla riservatezza | Priorità alla divulgazione tempestiva |
| Criteri di valutazione | Fatturato e quota di mercato | Numero di articoli, citazioni e premi ricevuti |
| Tempistica | Breve-medio termine (lancio del prodotto) | Medio-lungo termine (ricerca di base) |
Un’altra grande differenza tra le aziende e le università consiste nel fatto che le università non sfruttano autonomamente i brevetti (commercializzazione e vendita). Nel caso di una collaborazione di ricerca tra aziende, poiché entrambe le parti hanno la possibilità di sfruttare il brevetto, è possibile raggiungere un certo equilibrio grazie all’accordo secondo cui «i brevetti condivisi possono essere sfruttati liberamente da ciascuna parte».
Nel caso delle università, invece, anche se detengono un brevetto, non realizzano direttamente alcun prodotto. Pertanto, per le università il valore del brevetto risiede nei proventi derivanti dalle licenze. È diffusa una pratica denominata «indennizzo per mancata attuazione», in base alla quale l’università riceve un indennizzo dall’azienda in cambio della mancata attuazione del brevetto; tuttavia, sono frequenti le controversie relative all’ammontare e alle condizioni di tale indennizzo.
Inoltre, esiste la possibilità che l’università conceda in licenza il brevetto condiviso a terzi (comprese le aziende concorrenti). Si tratta naturalmente di una situazione che le aziende vorrebbero evitare, ma non è raro che l’università, in linea con la propria politica di «restituzione alla società in senso lato», mostri una certa resistenza alla limitazione delle licenze a terzi.
Molte università dispongono di modelli (template) per i contratti di ricerca congiunta nell’ambito della collaborazione tra industria e università. Le aziende, in particolare le piccole e medie imprese e le start-up che intraprendono per la prima volta una ricerca congiunta con un’università, talvolta firmano senza esaminarne a fondo il contenuto, ritenendo che «trattandosi di un contratto preparato dall’università, non ci dovrebbero essere problemi».
Tuttavia, non è raro che i modelli di contratto delle università prevedano condizioni favorevoli alla parte universitaria. Ad esempio, possono essere incluse clausole secondo cui tutti i risultati della ricerca congiunta appartengono all’università, l’università può concedere liberamente licenze a terzi o non vengono imposte restrizioni alla pubblicazione di articoli scientifici.
Per le aziende, accettare tali condizioni così come sono può comportare il rischio di non poter sfruttare appieno i risultati ottenuti, nonostante abbiano investito ingenti fondi nella ricerca. Il contratto rappresenta il punto di partenza della negoziazione; pertanto, pur basandosi sul modello, è indispensabile adottare un atteggiamento che consenta di negoziare con determinazione i punti ritenuti fondamentali per la propria azienda.
⚠ Rischi legati ai modelli di contratto
I modelli di contratto delle università sono redatti con l’obiettivo di tutelare gli interessi dell’ateneo.Qualora siano incluse clausole quali «attribuzione dei risultati all’università», «libertà di concedere licenze a terzi» o «nessuna restrizione alla pubblicazione di articoli scientifici», l’azienda corre il rischio di non poter sfruttare appieno i risultati, pur avendo sostenuto i costi di ricerca. È fondamentale far esaminare il contratto da un esperto e definire chiaramente i punti da negoziare.
Per prevenire controversie in materia di brevetti nell’ambito della collaborazione tra industria e università, è di fondamentale importanza verificare e negoziare accuratamente gli aspetti cruciali relativi alla proprietà intellettuale prima di stipulare un contratto di ricerca congiunta. Di seguito illustriamo in dettaglio i cinque punti chiave che le aziende devono assolutamente tenere presenti.
✅ Punto 1: Attribuzione dei brevetti
Si stabilisca chiaramente se i diritti di brevetto relativi alle invenzioni scaturite dalla ricerca congiunta spettino all’università o all’azienda, oppure se siano condivisi. La forma di attribuzione rappresenta il punto di discussione con il maggiore impatto commerciale per l’azienda.
L’attribuzione dei brevetti rappresenta il punto negoziale più importante nella collaborazione tra industria e università. È necessario stabilire chiaramente chi detiene i diritti di brevetto sulle invenzioni scaturite dai risultati della ricerca congiunta. Esistono tre modelli generali di attribuzione:
(1) Condivisione: si tratta del modello in cui l’università e l’azienda detengono congiuntamente i diritti di brevetto. Sebbene sia il modello più comune, poiché la legge sui brevetti prevede che «non sia possibile concedere licenze a terzi senza il consenso della controparte», è necessario concordare separatamente la politica in materia di licenze.
(2) Attribuzione esclusiva all’azienda: si tratta del modello in cui l’azienda detiene in esclusiva i diritti di brevetto. Sebbene offra il massimo grado di libertà all’azienda, poiché l’università deve cedere i risultati della ricerca, spesso vengono richieste un corrispettivo adeguato o condizioni di licenza di ritorno.
(3) Attribuzione esclusiva all’università: si tratta di un modello in cui l’università detiene in esclusiva i diritti di brevetto e concede la licenza all’azienda. Per l’azienda, un punto fondamentale è la possibilità di assicurarsi una licenza esclusiva.
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In caso di comproprietà, è indispensabile specificare chiaramente non solo la quota di partecipazione, ma anche le modalità di gestione dei «diritti di concessione in licenza a terzi». Ai sensi dell’articolo 73, comma 3, della legge sui brevetti, non è possibile concedere licenze a terzi senza il consenso dei comproprietari; tuttavia, è possibile stabilire disposizioni diverse nel contratto. Si raccomanda vivamente alle aziende di inserire clausole che limitino la concessione di licenze ai concorrenti.
✅ Punto di controllo 2: Indennizzo per mancata attuazione
Poiché l’università non esercita direttamente il brevetto, si tratta di un accordo in base al quale l’azienda versa un indennizzo all’università quando esercita il brevetto. Il metodo di calcolo dell’indennizzo e le condizioni di pagamento costituiscono aspetti negoziali fondamentali che incidono direttamente sui ricavi.
Il compenso per mancata attuazione consiste nelle royalties che l’azienda versa all’università a titolo di indennizzo per il fatto che, nel caso di un brevetto in comproprietà, l’università non attui direttamente il brevetto (non produca il prodotto). Ai sensi della legge sui brevetti, i comproprietari di un brevetto in comproprietà possono attuarlo liberamente; tuttavia, poiché l’università non dispone della capacità di attuarlo, solo l’azienda ne ricava un profitto. Si tratta di un meccanismo volto a garantire l’equilibrio.
Esistono vari modelli di calcolo del compenso per mancata attuazione; tra quelli più comuni figurano una percentuale fissa sul fatturato (royalty ricorrente) e un pagamento una tantum (pagamento iniziale). Nel caso della royalty ricorrente, poiché è legata al fatturato, se il prodotto registra vendite elevate, anche il compenso risulterà di importo elevato.
Da parte delle imprese, è necessario verificare con attenzione se l’aliquota del compenso per mancata attuazione sia adeguata, se sia previsto un importo massimo, se il periodo di pagamento sia limitato e se l’ambito dei prodotti interessati sia chiaramente definito. Accordi ambigui possono costituire fonte di controversie future.
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L’aliquota del compenso per la non attuazione varia a seconda del settore e dell’ambito tecnologico. In generale, si considera un valore di riferimento compreso tra l’1% e il 5% del fatturato, ma in alcuni casi le università possono proporre aliquote più elevate. È possibile ridurre il rischio per l’azienda inserendo un importo massimo (cap) o una clausola di revisione dell’aliquota dopo un determinato periodo di tempo.
✅ Punto di controllo 3: Tempistica della pubblicazione degli articoli
La pubblicazione di articoli scientifici è indispensabile per i ricercatori universitari; tuttavia, se i contenuti della ricerca vengono resi pubblici prima della presentazione della domanda di brevetto, sussiste il rischio di non poter ottenere il brevetto a causa della perdita di novità. È quindi fondamentale coordinare i tempi tra la pubblicazione e la presentazione della domanda.
La tempistica della pubblicazione degli articoli scientifici è uno degli aspetti più facilmente trascurati, ma estremamente importanti, nella collaborazione tra industria e università. Nel sistema dei brevetti, se il contenuto di un’invenzione diventa di dominio pubblico prima del deposito della domanda, in linea di principio si perde la «novità» e non è più possibile ottenere il brevetto.
Per i ricercatori universitari, la pubblicazione di articoli scientifici è una questione di primaria importanza, direttamente collegata alla valutazione dei risultati. Sebbene sia comprensibile il desiderio dei ricercatori di «pubblicare il prima possibile», è ragionevole ritenere che, dal punto di vista delle imprese, il desiderio sincero sia che si attenda il completamento della domanda di brevetto prima di procedere alla pubblicazione.
Nei contratti è prassi comune includere clausole del tipo: «Notificare alla controparte almeno X giorni prima della pubblicazione dell’articolo e discutere in merito alla necessità di depositare una domanda di brevetto». Di norma, viene previsto un periodo di preavviso compreso tra i 30 e i 90 giorni. La procedura prevede che, entro tale termine, vengano completate le formalità relative alla domanda di brevetto e che solo successivamente venga concessa l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.
⚠ Rischio di perdita di novità
Se il contenuto dell’invenzione viene reso pubblico tramite un articolo o una presentazione a un convegno prima della domanda di brevetto, di norma si perde la novità e non è più possibile ottenere il brevetto. In Giappone esiste il regime delle «eccezioni alla perdita di novità» (entro un anno dalla data di deposito), ma poiché in molti paesi all’estero tale regime non è applicabile, occorre prestare particolare attenzione se si sta pianificando una strategia brevettuale globale. La regola d’oro è quella di pubblicare l’articolo solo dopo aver completato la domanda di brevetto.
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Si raccomanda di garantire un periodo di preavviso per la pubblicazione di articoli di almeno 60 giorni. La preparazione della domanda di brevetto (redazione della descrizione, preparazione dei disegni, procedure di approvazione interna, ecc.) richiede un certo tempo. Inoltre, è opportuno definire in modo concreto le modalità di preavviso (per iscritto o via e-mail) e il processo di consultazione successivo alla notifica.
✅ Punto di controllo 4: Proprietà intellettuale preesistente
Si definisca chiaramente la gestione della proprietà intellettuale (IP di base) di cui ciascuna parte era già titolare prima dell’avvio della ricerca congiunta. Lasciare ambigua la linea di demarcazione tra i risultati della ricerca congiunta e le tecnologie preesistenti può causare gravi problemi.
Per proprietà intellettuale preesistente (Background IP) si intende la proprietà intellettuale che ciascuna parte possedeva già prima dell’avvio della ricerca congiunta. Ne sono un esempio i brevetti relativi alle tecnologie di produzione detenuti da un’azienda o le tecnologie di base accumulate dai ricercatori universitari nel corso delle loro ricerche precedenti.
Se il confine tra i risultati della ricerca congiunta (IP di primo piano) e la proprietà intellettuale di base (IP di background) risulta ambiguo, possono insorgere controversie in merito all’attribuzione, del tipo: «Questa tecnologia era originariamente di proprietà dell’università» oppure «No, si tratta di un risultato nato per la prima volta nell’ambito della ricerca congiunta».
Inoltre, qualora l’utilizzo della proprietà intellettuale preesistente (Background IP) sia indispensabile per l’attuazione dei risultati della ricerca congiunta, è necessario definire in anticipo anche le relative condizioni di licenza. In particolare, nei casi in cui la commercializzazione del prodotto non sia possibile senza l’utilizzo delle tecnologie di base dell’università, le condizioni di licenza della proprietà intellettuale preesistente hanno un impatto significativo per l’azienda.
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Prima di stipulare un contratto di ricerca congiunta, è importante redigere un elenco delle proprietà intellettuali di base di entrambe le parti e confermarlo per iscritto. Inoltre, è opportuno specificare chiaramente nel contratto le condizioni di licenza (a titolo gratuito o oneroso, in via esclusiva o non esclusiva, ecc.) nel caso in cui sia necessaria la proprietà intellettuale di base della controparte per l’attuazione dei risultati della ricerca congiunta.
✅ Punto di controllo 5: Ripartizione dei costi di deposito e mantenimento
Si definisca chiaramente la ripartizione delle spese relative alla domanda di brevetto, alla richiesta di esame, alle annualità (spese di mantenimento) e alle domande all’estero. Trattandosi di costi che si protraggono nel lungo periodo, si tratta di un punto fondamentale che incide direttamente sulla pianificazione del bilancio.
L’ottenimento e il mantenimento di un brevetto comportano costi superiori a quanto si possa immaginare. Anche nel caso di una domanda nazionale, sono necessari le spese di deposito, le spese per la richiesta di esame, la tassa di registrazione e, inoltre, le annualità (spese di mantenimento). Se si considera anche la domanda all’estero, si aggiungono le spese di traduzione e gli onorari dei rappresentanti nei vari paesi; non è raro che il costo per singolo caso raggiunga l’ordine di grandezza di diversi milioni di yen.
Nel caso di brevetti condivisi, se non si concorda in anticipo come ripartire tali costi, possono sorgere malcontenti del tipo: «L’università non vuole sostenere i costi» oppure «È ingiusto che l’università detenga dei diritti pur se è l’azienda a sostenere interamente i costi».
In generale, spesso la ripartizione delle spese avviene in base alla quota di partecipazione, ma non sono rari i casi in cui, di fatto, l’azienda si fa carico dell’intero importo. In tali circostanze, è fondamentale negoziare in modo da garantire all’azienda diritti commisurati al suo contributo finanziario (ad esempio, il diritto di sfruttamento esclusivo).
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Nell’accordo sulla ripartizione dei costi, è opportuno discutere tenendo conto non solo delle domande di brevetto nazionali, ma anche di quelle internazionali. Inoltre, stabilire in anticipo come gestire le quote di partecipazione nel caso in cui una delle parti rinunci a sostenere i costi (ad esempio, mediante la cessione della propria quota alla controparte) consente di prevenire future controversie. Poiché i costi di mantenimento si protraggono per un lungo periodo, è fondamentale definire anche le regole da seguire in caso di rinuncia ai diritti nel corso del periodo di validità.
| N. | Elemento da verificare | Principali elementi da verificare | Livello di rischio |
|---|---|---|---|
| 1 | Titolarità del brevetto | Attribuzione condivisa o esclusiva, quota di partecipazione, possibilità di concedere licenze a terzi | Priorità assoluta |
| 2 | Indennizzo per mancata attuazione | Aliquota, importo massimo, periodo di pagamento, ambito dei prodotti interessati | Di massima importanza |
| 3 | Tempistica di pubblicazione degli articoli | Periodo di preavviso, processo di consultazione, autorizzazione alla pubblicazione dopo il completamento della domanda | Elevato |
| 4 | Proprietà intellettuale di base | Elenco della proprietà intellettuale esistente, condizioni di licenza, delimitazione rispetto ai risultati | Alto |
| 5 | Costi di deposito e mantenimento | Ripartizione dei costi, costi delle domande all’estero, regole in caso di rinuncia ai diritti | Medio |
In questa sezione presentiamo due casi tipici di controversie che possono verificarsi concretamente nell’ambito della collaborazione tra industria e università. In entrambi i casi, si trattava di situazioni che avrebbero potuto essere evitate con contratti adeguati e misure preventive. Vi invitiamo a applicarli alla situazione della vostra azienda per individuare eventuali rischi.
Una piccola-media impresa, la Società A, stava conducendo una ricerca congiunta su un nuovo materiale con il Laboratorio B di un’università nazionale. La ricerca procedeva senza intoppi e si stavano ottenendo risultati rivoluzionari. La Società A aveva pianificato di depositare una domanda di brevetto su tali risultati per poi commercializzarli come nuovo prodotto.
Tuttavia, un professore associato del laboratorio B ha presentato i risultati della ricerca in occasione di un convegno internazionale senza consultare l’azienda A. Il professore associato aveva la giustificazione di voler rispettare la scadenza per l’invio dei contributi a un importante convegno, ma a seguito di tale presentazione il contenuto dell’invenzione è diventato di dominio pubblico.
In Giappone, grazie al regime delle «eccezioni alla perdita di novità», sarebbe stato possibile presentare la domanda seguendo determinate procedure; tuttavia, le domande di brevetto in Europa e in Cina previste dall’azienda A sono diventate impossibili da presentare. Di conseguenza, l’azienda A si è vista costretta a rivedere profondamente la propria strategia brevettuale globale, perdendo così la propria competitività sui mercati esteri.
⚠ Lezione da trarre da questo caso
Questo problema avrebbe potuto essere evitato se nel contratto di ricerca congiunta fossero stati chiaramente specificati «l’obbligo di notifica preventiva di articoli e presentazioni a convegni (con un preavviso minimo di 60 giorni)» e «un periodo di sospensione delle presentazioni fino al completamento della domanda di brevetto». È fondamentale includere nel contratto un processo di approvazione delle presentazioni tramite l’ufficio di proprietà intellettuale dell’università, in modo da impedire che i ricercatori possano procedere alla presentazione sulla base di decisioni individuali.
La start-up C ha avviato la propria attività sulla base dei risultati di ricerca del professor D di una rinomata università privata. Il contratto di ricerca congiunta è stato redatto utilizzando quasi integralmente il modello fornito dall’università, mentre la titolarità del brevetto è stata stabilita come condivisa tra l’università e l’azienda. Per quanto riguarda l’indennizzo per mancata attuazione, il contratto si limitava a una formulazione ambigua del tipo «da concordare separatamente».
Quando il prodotto della società C ha riscosso successo sul mercato e il fatturato ha registrato una crescita vertiginosa, il TLO (ente per il trasferimento tecnologico) dell’università ha richiesto un’elevata indennità per mancato sfruttamento pari all’8% del fatturato.L’azienda C, avendo sostenuto autonomamente la maggior parte dei costi di ricerca e avendo inoltre sviluppato tecnologie proprietarie ai fini della commercializzazione del prodotto, riteneva che tale aliquota fosse ingiustificatamente elevata; tuttavia, poiché nel contratto non era indicata alcuna aliquota specifica, le trattative si sono rivelate particolarmente difficili.
Alla fine, dopo lunghe trattative che hanno coinvolto un consulente in materia di brevetti e un avvocato, l’aliquota è stata ridotta; tuttavia, i ritardi nel piano aziendale verificatisi durante il periodo di negoziazione e le ingenti spese legali sostenute hanno rappresentato un duro colpo per la start-up.
⚠ Lezioni da trarre da questo caso
Le condizioni relative al compenso per la mancata attuazione non devono essere lasciate alla «negoziazione separata», ma è necessario specificare chiaramente, già in fase contrattuale, l’aliquota concreta, l’importo massimo e le condizioni di pagamento. Soprattutto nel caso delle startup, promettere royalties elevate in una fase in cui il fatturato futuro è ancora incerto mette a rischio la stessa sopravvivenza dell’azienda. Si raccomanda di valutare la definizione di aliquote graduate in base al volume di fatturato o la fissazione di un importo massimo.
Per prevenire controversie in materia di proprietà intellettuale nell’ambito della collaborazione tra industria e università, il coinvolgimento di un consulente in brevetti, in quanto esperto del settore, risulta estremamente efficace. Di seguito illustriamo i tre principali vantaggi che si ottengono consultando un consulente in brevetti.
I vantaggi della revisione del contratto
Il consulente in materia di brevetti è uno specialista esperto in diritto della proprietà intellettuale, in particolare nella legge sui brevetti. È in grado di individuare con precisione le clausole di rischio per l’azienda nascoste nei modelli di contratto presentati dall’università e di proporre modifiche adeguate.Esaminano da un punto di vista specialistico le clausole relative alla proprietà intellettuale – quali l’attribuzione dei brevetti, l’indennizzo per mancata attuazione, le restrizioni alle licenze a terzi e l’ambito degli obblighi di riservatezza – e formulano proposte concrete di modifica volte a tutelare gli interessi dell’azienda.
Vantaggi del supporto nelle trattative
Il TLO (Organismo per il trasferimento tecnologico) e il dipartimento di proprietà intellettuale dell’università vantano una vasta esperienza nelle trattative in materia di proprietà intellettuale. Se la parte aziendale non affronta le trattative con un livello di competenza pari o superiore, corre il rischio di vedersi imporre condizioni sfavorevoli.I consulenti in materia di brevetti sono in grado di proporre soluzioni ragionevoli basate sulle consuetudini di mercato del settore e su precedenti casi di negoziazione. Inoltre, essendo in grado di fornire consulenza legale sulla base di una comprensione approfondita degli aspetti tecnici, fungono da ponte tra i tecnici e l’ufficio legale.
I vantaggi della creazione di una rete di brevetti
Per sfruttare al massimo i risultati della ricerca congiunta, è indispensabile una strategia di deposito dei brevetti.Il consulente in brevetti è in grado di individuare, tra i risultati della ricerca, le invenzioni da proteggere con un brevetto e di elaborare una strategia per la creazione di un portafoglio di brevetti che includa non solo i brevetti di base, ma anche quelli correlati e quelli di miglioramento. Inoltre, elabora un piano di deposito dal punto di vista globale, che comprende la tempistica dei depositi nazionali ed esteri, l’utilizzo della domanda internazionale PCT e le strategie per l’ottenimento dei diritti in ciascun Paese.
La collaborazione tra industria e università può rappresentare una grande fonte di innovazione per le aziende, ma sussiste il rischio che controversie relative alla proprietà intellettuale possano vanificare i risultati ottenuti con tanta fatica. Di seguito riassumiamo i cinque punti chiave illustrati nel presente articolo.
Collaborazione tra industria e università: 5 punti chiave per prevenire controversie in materia di brevetti
Verificando attentamente in anticipo questi punti e stipulando un contratto adeguato, è possibile prevenire in anticipo molte controversie. Inoltre, in sede di negoziazione contrattuale e di elaborazione della strategia brevettuale, si raccomanda vivamente di consultare un avvocato specializzato in proprietà intellettuale.
Per rendere la collaborazione tra industria e università davvero proficua, è fondamentale non trascurare la preparazione in materia di proprietà intellettuale.
Desidera prevenire in anticipo le controversie in materia di brevetti nell’ambito della collaborazione tra industria e università?
Dalla revisione dei contratti di ricerca congiunta alla negoziazione dell’indennizzo per mancato sfruttamento, fino all’elaborazione di strategie per la deposito di brevetti, i nostri esperti in proprietà
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AUTORE / Autore
Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)
Studio di proprietà intellettuale EVORIX – Consulente in brevetti e rappresentante legale
Assistiamo clienti provenienti da un’ampia gamma di settori, tra cui IT, produzione, start-up, moda e sanità, in ogni fase, dalla presentazione delle domande di brevetto, marchio, disegno e modello e diritto d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale nei settori all’avanguardia quali AI, IoT, Web3 e FinTech. Membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale del Giappone, l’Associazione Asiatica dei Consulenti in Proprietà Industriale (APAA) e l’Associazione Giapponese dei Marchi (JTA).