A chi sta leggendo questo articolo: se state redigendo una bozza di descrizione tecnica utilizzando un’intelligenza artificiale generativa come ChatGPT, vi invitiamo a utilizzare anche la pagina dedicata alla bozza generata dall’IA e alla revisione da parte di un consulente in brevetti.
Nello sviluppo dei servizi web e delle app odierni, la “funzionalità di chat” è ormai diventata un’infrastruttura indispensabile.
Il suo campo di applicazione si sta espandendo in modo esponenziale: dagli strumenti di digital transformation (DX) aziendali, all’assistenza clienti dei siti di e-commerce, alle app di matchmaking C2C, fino alle interfacce interattive che sfruttano le recenti tecnologie di intelligenza artificiale generativa (come ChatGPT).
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Tuttavia, molti sviluppatori e dirigenti trascurano un fatto fondamentale.
Si tratta del fatto che «anche una funzione di chat apparentemente banale può diventare un brevetto di grande valore con qualche piccolo accorgimento» e, al contrario, «il rischio di violare i brevetti di altre aziende senza esserne a conoscenza è estremamente elevato».
«Ma una chat, non è forse la stessa cosa indipendentemente da chi la realizzi?»
«Dato che utilizziamo librerie open source, non dovrebbero esserci problemi, vero?»
Se la pensate in questo modo, è estremamente pericoloso. Il settore dei sistemi di chat è infatti attualmente uno dei campi di battaglia più contesi nel settore IT, in cui si verificano con maggiore frequenza le controversie in materia di brevetti.
In questo articolo, dal punto di vista di un consulente in brevetti con una solida esperienza nel settore IT e del software, illustreremo casi concreti relativi ai brevetti sui sistemi di chat e spiegheremo in dettaglio come proteggere e tutelare la tecnologia della propria azienda.
Prima di esaminare i casi concreti, è necessario comprendere il contesto che sta determinando il rapido aumento delle domande di brevetto in questo settore.
I programmi di base che si limitano a inviare e ricevere messaggi non presentano più alcuna novità. Tuttavia, rimane ancora spazio per innovazioni tecniche nell’ambito dell’esperienza utente (UX), ad esempio «come rendere l’utilizzo intuitivo» sui piccoli schermi degli smartphone o «come individuare le informazioni importanti» tra una mole enorme di messaggi.
LINE e Slack sono riusciti a conquistare quote di mercato non semplicemente perché «permettono di inviare messaggi», ma grazie a un’esperienza utente (UX) supportata da tecnologie brevettate, come «l’utilizzo intuitivo delle emoticon» e «la facilità di lettura delle conversazioni».
Con l’avvento dell’IA generativa, la chat si è evoluta da «strumento di conversazione tra esseri umani» a «strumento per impartire comandi all’IA». In questo contesto, la logica di controllo stessa, ovvero «come far rispondere l’IA», diventa oggetto di brevetto. Questo settore è ancora agli albori e vi sono ampie opportunità di ottenere brevetti di base (brevetti pionieristici) anche a partire da ora.
Di seguito vi presentiamo quattro casi che hanno effettivamente fatto scalpore o che sono strettamente legati ai modelli di business. Conoscendoli, potrete acquisire una migliore comprensione di «quali tecnologie possano essere oggetto di brevetto».
Anche LINE, colosso nel settore delle app di chat, non è immune da controversie in materia di brevetti.
In merito alla “funzione Scuoti-scuoti” (funzionalità che consente lo scambio di ID scuotendo il dispositivo), un tempo integrata in LINE, la società IT Future Eye di Kyoto ha intentato una causa sostenendo la violazione dei diritti di brevetto.
L’app di incontri «Tapple» del gruppo CyberAgent è riuscita a brevettare la propria logica di business.
Si tratta di un caso relativo al Gruppo Kingsoft (WowTech), fornitore della chat aziendale «WowTalk». Nelle chat aziendali, dal punto di vista della conformità e della sicurezza delle informazioni, è fondamentale controllare «chi può comunicare con chi».
Sebbene non si tratti di un caso riguardante la chat in sé, si tratta di una sentenza estremamente importante per gli sviluppatori di servizi web. In un sistema dotato di una funzione di commento ai video (una forma di chat), è stata oggetto di controversia la questione: «Se il server si trova all’estero, si configura o meno una violazione del brevetto giapponese?».
A partire dal 2023, lo sviluppo di chatbot che sfruttano l’intelligenza artificiale generativa (LLM), come ChatGPT, ha registrato una crescita esponenziale. Anche in questo settore stanno emergendo nuove tendenze in materia di brevetti.
L’aspetto più importante nei chatbot basati sull’IA è la gestione delle situazioni in cui l’IA non è in grado di fornire una risposta. Oltre alla
semplice visualizzazione del messaggio «La passiamo a un operatore», sono state depositate domande di brevetto relative alle seguenti tecnologie.
Sebbene l’LLM (modello di IA) sia di proprietà del gestore della piattaforma, «come controllarlo» rientra nell’ambito di competenza degli sviluppatori di applicazioni.
Queste non sono invenzioni relative all’IA in sé, ma rappresentano «tecnologie di supporto» necessarie per rendere l’IA un servizio commerciale; attualmente costituiscono l’ambito in cui è più facile ottenere un brevetto.
Alcuni potrebbero pensare: «Il software evolve rapidamente, quindi ottenere un brevetto non ha senso, vero?». Tuttavia, i vantaggi derivanti dall’ottenimento di un brevetto per un sistema di chat non si limitano alla sola protezione della tecnologia.
Le app di chat sono un business in cui, una volta acquisiti gli utenti, i costi di passaggio a un’altra piattaforma risultano elevati (grazie all’effetto rete). In questo contesto, se si riesce a ottenere l’esclusiva tramite brevetto su «una determinata funzione utile (ad esempio: la possibilità di rispondere immediatamente con un gesto specifico)», le app concorrenti non potranno imitarla, consentendo di creare un divario schiacciante in termini di UX (esperienza utente).
È possibile tutelare giuridicamente la situazione in cui l’utente afferma: «Utilizzo questa app proprio perché dispone di quella funzione».
Gli investitori e i VC (venture capital) non si limitano a esaminare il codice dell’app in sé, ma verificano rigorosamente anche se «il modello di business possa essere copiato da altre aziende». Il fatto di aver
«presentato domanda di brevetto (o ottenuto il brevetto) per una logica di abbinamento proprietaria» costituisce una prova della competenza tecnica e aumenta notevolmente il valore patrimoniale (valutazione) dell’azienda.Qualora si miri a una futura acquisizione (M&A), il brevetto relativo alla funzione di chat, che costituisce il nucleo dell’attività, diventa un importante asset di vendita.
Qualora la Sua azienda venisse citata in giudizio da un concorrente con l’accusa di «violazione di brevetto», se la Sua azienda possiede a sua volta un brevetto solido, aumentano notevolmente le possibilità di portare la questione verso una negoziazione di conciliazione basata sul principio «utilizziamo reciprocamente i nostri brevetti» (licenze incrociate).
Il brevetto è al tempo stesso un’arma per attaccare e uno scudo per difendere la propria azienda. Nel settore IT, combattere «a mani nude» rappresenta di per sé un rischio per la continuità aziendale.
Dove si trova il confine tra un’«idea brevettabile» e un’«idea non brevettabile»?
Secondo i criteri di esame dell’Ufficio Brevetti giapponese, affinché un’invenzione software sia riconosciuta, è necessario che «l’elaborazione delle informazioni sia concretamente realizzata utilizzando risorse hardware (CPU, memoria, componenti di comunicazione, display, ecc.)».
In questo modo, definendo chiaramente «quale dispositivo», «a quali dati fa riferimento» e «come li elabora», l’invenzione viene riconosciuta come tale. Proprio questa «traduzione in termini tecnici» costituisce l’ambito di competenza dei nostri avvocati specializzati in brevetti.
Se l’ambito di protezione del brevetto (rivendicazioni) è troppo ampio, viene considerato «identico alla tecnica esistente» e quindi respinto; se invece è troppo ristretto, si creano delle «scappatoie».
Un consulente in brevetti di eccellenza individua l’«essenza (nucleo)» della funzione di chat della Sua azienda e mira a ottenere la protezione con un ambito di rivendicazione così ben calibrato da risultare difficile da eludere per i concorrenti.Ad esempio, anziché limitarsi a «scuotere lo smartphone», utilizzando l’espressione «tramite il sensore di accelerazione del dispositivo», si mira a ottenere un diritto più ampio che includa non solo lo scuotimento, ma anche il movimento di inclinazione.
Il mondo dei sistemi di chat e dei bot basati sull’intelligenza artificiale evolve di giorno in giorno. Una funzionalità che Lei ritiene «comoda» potrebbe essere stata ideata contemporaneamente da qualcun altro in qualche parte del mondo.
Il sistema dei brevetti si basa sul «principio della priorità (vince chi deposita per primo la domanda)».
Se avete dubbi di questo tipo, vi invitiamo a consultare uno specialista prima che lo sviluppo proceda al punto da non poter più tornare indietro.
Un consulente in brevetti in grado di comprendere la terminologia informatica e l’architettura dei sistemi potrà comunicare agevolmente con i vostri ingegneri, tradurre con precisione in parole le “invenzioni nascoste nel codice” e aiutarvi a consolidarle come diritti solidi.
Ci auguriamo che il Suo innovativo strumento di comunicazione venga giustamente valorizzato grazie alla proprietà intellettuale e conquisti il mercato.
```🤖 A coloro che hanno redatto una bozza di descrizione di brevetto con ChatGPT
Le bozze generate dall’IA sono benvenute. Un consulente in brevetti IT e IA riscriverà la bozza generata dall’IA trasformandola in un «documento di tutela dei diritti solido a difesa della vostra attività».
Affidate il controllo finale della qualità della descrizione a un professionista con oltre 15 anni di esperienza nel settore della proprietà intellettuale.
AUTORE / Autore
Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)
EVORIX (Studio di proprietà intellettuale) – Consulente in brevetti e rappresentante legale
Assiste clienti in un’ampia gamma di settori, tra cui IT, produzione, startup, moda e sanità, occupandosi di tutto il processo, dalla presentazione delle domande di brevetto, marchio, disegno industriale e diritto d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale nei settori all’avanguardia quali IA, IoT, Web3 e FinTech. È membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale del Giappone, l’Associazione Asiatica dei Consulenti in Proprietà Industriale (APAA) e l’Associazione Giapponese dei Marchi (JTA).