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App create con il vibe coding: tutelare i brevetti con IA e consulenza professionale

Scritto da Takefumi Sugiura | 2026/04/09

?? A chi sta leggendo questo articolo: se state redigendo una bozza di memoria utilizzando un’IA generativa come ChatGPT, vi invitiamo a utilizzare anche la pagina dedicata alla bozza generata dall’IA e alla revisione da parte di un consulente in brevetti.

Negli ultimi anni, grazie all’evoluzione esplosiva delle IA generative quali ChatGPT, Claude e Google Gemini, le occasioni in cui si sente parlare di «Vibe Coding» sono aumentate vertiginosamente.Anche senza conoscenze specialistiche di programmazione, basta dare istruzioni in linguaggio naturale del tipo «Crea un’app con queste funzionalità» perché l’IA generi il codice sorgente in rapida successione, completando l’app in un batter d’occhio. È davvero l’inizio di un’era magica.

Tuttavia, vi è un problema fondamentale che molti sviluppatori e imprenditori tendono a trascurare: si tratta della crudele realtà secondo cui «un’app rivoluzionaria che Lei è riuscito a realizzare facilmente in pochi giorni può essere copiata da altri in modo identico e altrettanto semplice, sempre in pochi giorni».

Proprio in un’epoca in cui le idee prendono forma e vengono immesse sul mercato a una velocità senza precedenti, ciò che alla fine determina il successo o il fallimento di un’azienda non è la «capacità di sviluppo». Le regole della concorrenza si stanno infatti spostando completamente verso la «capacità di difesa tramite la proprietà intellettuale», ovvero la capacità di proteggere le proprie idee dall’imitazione.

In questo articolo illustreremo in dettaglio, dal punto di vista di un consulente in brevetti con una solida esperienza nei settori IT e IA, l’importanza dei «brevetti» – un aspetto che gli sviluppatori di app e gli imprenditori delle startup devono assolutamente conoscere nell’era del «vibe coding» – nonché la strategia di proprietà intellettuale di nuova generazione «IA × consulente in brevetti», in grado di stare al passo con la velocità di sviluppo travolgente.

Indice

  1. Che cos’è il Vibe Coding? Luci e ombre dello sviluppo di app
  2. Il codice sorgente delle app non può essere protetto dal «diritto d’autore»? Le insidie dell’era dell’IA
  3. App create con il Vibe Coding: cosa può effettivamente essere brevettato?
  4. Perché scegliere “AI × Consulente in brevetti” anziché uno studio di brevetti tradizionale?
  5. La trappola più grande in cui cadono gli sviluppatori di app: perché è indispensabile una consulenza «prima del lancio»
  6. La strategia del «mix di proprietà intellettuale» per rafforzare ulteriormente il business

Che cos’è il Vibe Coding? Luci e ombre dello sviluppo delle app

Che cos’è il Vibe Coding?

Un nuovo paradigma di sviluppo software proposto dal rinomato ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale, Andrej Karpathy.Si tratta di uno stile di sviluppo in cui, anziché scrivere manualmente il codice riga per riga, lo sviluppatore fornisce istruzioni intuitive a un assistente di IA – ad esempio «crea una schermata con questa atmosfera (vibes)» o «elabora questi dati con questa logica» – e costruisce il sistema attraverso un dialogo interattivo.

Grazie all’evoluzione dei più recenti agenti di IA, quali Cursor, GitHub Copilot e Cline, anche i non ingegneri privi di competenze di programmazione o gli imprenditori del settore commerciale sono ora in grado di realizzare prototipi delle proprie idee in pochi giorni o settimane e di lanciarli effettivamente sul mercato. Si tratta indubbiamente di una straordinaria «luce» che accelera l’innovazione.

Tuttavia, dietro questa luce si nasconde una grave «ombra»: il «crollo delle barriere all’ingresso».

Supponiamo che uno sviluppatore rilasci un’app utile basata su un’idea rivoluzionaria, che diventi virale sui social media. In passato, per imitare il sistema alla base di tale app, i concorrenti avrebbero dovuto investire diversi mesi di sviluppo e ingenti costi per il personale tecnico.

Il crollo delle barriere all’ingresso: oggi, però, le cose sono diverse.I concorrenti, dopo aver osservato le funzionalità dell’app di tendenza, devono semplicemente istruire l’IA dicendo: «Scrivi un codice che funzioni esattamente come questo»; in pochi giorni sono in grado di realizzare un’app clonata identica e di lanciarla sul mercato. Qualsiasi app che mostri anche solo un minimo segno di successo viene immediatamente sommersa da prodotti simili e finisce per essere travolta dal potere finanziario e dalle capacità di marketing delle grandi aziende.

Il codice sorgente delle app non può essere protetto dal «diritto d’autore»? Le insidie dell’era dell’IA

Chi pensa: «Il codice sorgente della nostra app è protetto dal diritto d’autore, quindi se venisse copiato basterà intentare una causa», deve rivedere immediatamente questa convinzione. Qui si nascondono due trappole fatali, tipiche dell’era del «vibe coding».

Il diritto d’autore tutela l’«espressione», non l’«idea»

La legge sul diritto d’autore tutela solo la «descrizione concreta (espressione)» del programma, mentre non protegge le «idee» o i «meccanismi» che ne stanno alla base.Se un’altra persona imitasse alla perfezione le funzionalità della vostra applicazione e chiedesse all’IA: «Riscrivi da zero, in un altro linguaggio di programmazione, un meccanismo identico a questa funzionalità», il codice sorgente risultante sarebbe una sequenza di caratteri completamente diversa. In questo caso, è estremamente difficile contestare una violazione del diritto d’autore.

Fatto importante: il diritto d’autore è inefficace contro l’«imitazione delle idee». Se la stringa di codice è diversa, è estremamente difficile sostenere che vi sia violazione del diritto d’autore, anche se le funzionalità sono identiche.

I diritti sul codice generato dall’IA si trovano in una zona grigia dal punto di vista giuridico

Secondo le attuali interpretazioni giuridiche a livello internazionale, è altamente probabile che sui «prodotti generati dall’IA in cui non si riconosca un contributo creativo umano» non sorga alcun diritto d’autore, oppure che tale diritto sia notevolmente limitato. Si deve ammettere che rivendicare diritti forti su un codice scritto in gran parte dall’IA nell’ambito del «vibe coding» comporti un rischio estremamente elevato.

Dove risiede, quindi, il vero valore di un’app? Non nelle stringhe di codice, bensì nell’«idea» di «come risolvere le sfide sociali», nel «meccanismo di elaborazione delle informazioni» che consiste nel «come combinare dati proprietari e IA» e, infine, nel «modello di business originale».

Elementi di confronto Diritti d’autore Diritti di brevetto
Oggetto di protezione «Espressione» del codice (sequenza di caratteri) Idee, meccanismi, modelli di business
Validità rispetto alle app clonate Diventa inefficace se riscritta in un’altra lingua È possibile ottenere un provvedimento inibitorio se il meccanismo è lo stesso
Compatibilità con il codice generato dall’intelligenza artificiale È altamente probabile che i diritti non vengano riconosciuti È possibile proteggere i meccanismi ideati dall’uomo
Capacità di difesa aziendale Bassa (facilmente aggirabile) Elevata (diritto di esclusiva)

Punto chiave: ottenendo un brevetto, si acquisisce un «diritto di esclusiva» che consente di detenere in modo esclusivo tale meccanismo. Anche se la concorrenza dovesse creare un’app clonata utilizzando l’intelligenza artificiale con un codice completamente diverso, qualora venisse impiegato un meccanismo compreso nell’ambito di applicazione del brevetto (rivendicazioni), sarà possibile richiedere la sospensione della distribuzione (provvedimento inibitorio) e il risarcimento dei danni.

Ma cosa si può brevettare in un’app realizzata con il «vibe coding»?

Molti di voi potrebbero chiedersi: «Detto questo, è davvero possibile ottenere un brevetto per un’app creata in modo così rapido utilizzando strumenti di IA?». In effetti, nel caso di meccanismi banali, come «il semplice richiamo dell’API di IA generativa per visualizzare le risposte alle domande degli utenti», si ritiene che non vi sia alcuna differenza rispetto alla tecnologia preesistente (caratteristica di progressività) e l’ottenimento del brevetto risulta difficile.

Tuttavia, a seconda delle soluzioni e delle idee specifiche per la vostra attività, le possibilità di ottenere un brevetto si ampliano notevolmente. Nello specifico, i seguenti aspetti possono costituire oggetto di protezione brevettuale:

Processi proprietari di elaborazione dei dati e integrazione con l’IA

Anche nel caso in cui si utilizzino modelli di IA generici (come gli LLM),se la sequenza di flussi di elaborazione delle informazioni – ovvero «come pre-elaborare i dati proprietari acquisiti dallo smartphone dell’utente, con quali condizioni di ramificazione trasmetterli all’IA come prompt e come post-elaborare i risultati restituiti per fornire un feedback all’utente nella forma più adeguata» – presenta soluzioni originali, vi è una possibilità più che sufficiente che venga riconosciuta come brevetto software.Le «procedure di elaborazione dei dati» volte a sfruttare le capacità dell’IA costituiscono una potente forma di proprietà intellettuale.

La combinazione di nuovi modelli di business e sistemi

Si tratta del caso in cui un flusso di lavoro aziendale originale, ideato per risolvere le sfide specifiche di un determinato settore, venga implementato come sistema informatico.Ad esempio, un «sistema che consente all’IA di prevedere i dati relativi al raccolto degli agricoltori, abbinare automaticamente i prodotti agricoli in eccedenza ai ristoranti della zona e ottimizzare persino i percorsi di consegna»: se viene effettuato un trattamento concreto delle informazioni utilizzando risorse hardware (server, smartphone, GPS ecc.), tale sistema è suscettibile di protezione come «brevetto di modello di business».

Interfaccia utente (UI) e usabilità innovative

Anche le schermate operative intuitive e senza precedenti, create attraverso un processo di prova ed errore basato sul «vibe coding», nonché i meccanismi proprietari di transizione tra le schermate che riducono drasticamente i passaggi di immissione dati da parte dell’utente, possono essere oggetto di brevetto.Inoltre, l’approccio che prevede la tutela del design della schermata stessa, visibile all’utente, come «diritto sul disegno industriale», oltre ai meccanismi di funzionamento sottostanti, costituisce una strategia di proprietà intellettuale estremamente efficace per impedire l’imitazione dell’interfaccia utente.

Il ruolo del consulente in brevetti: individuare il «cuore dell’attività che non si vuole assolutamente venga imitato» all’interno dell’app e tradurlo in «formulazione del brevetto (rivendicazioni)» riconosciuta dall’Ufficio Brevetti: è proprio in questo lavoro che il consulente in brevetti, in quanto esperto, può dimostrare la propria competenza.

Perché scegliere «AI × consulente in brevetti» anziché un tradizionale studio di brevetti?

La caratteristica principale dello sviluppo di app che utilizza il Vibe Coding è la «velocità» travolgente. È ormai diventata la norma un ciclo di sviluppo agile (rapido), in cui un’idea concepita al mattino può essere trasformata in un prototipo funzionante già in serata.

Di fronte a questa velocità travolgente, il ritmo lento del settore della proprietà intellettuale tradizionale – che prevede di «recarsi presso lo studio di un consulente in brevetti per fornire spiegazioni tecniche e impiegare diversi mesi per redigere la descrizione del brevetto» – non è assolutamente in grado di stare al passo con l’attuale andamento del mondo degli affari.

Ecco perché oggi, in prima linea nel settore della proprietà intellettuale, vi è una forte richiesta di professionisti di nuova generazione, definiti «AI × consulenti in materia di brevetti», che abbiano una profonda conoscenza delle più recenti tecnologie informatiche e che utilizzino essi stessi l’intelligenza artificiale in modo avanzato nello svolgimento delle proprie attività.

Elevata competenza informatica

Comprensione dei termini più recenti quali «RAG», «LangChain» e «Vibe Coding». Capacità di formulare proposte incisive dal punto di vista ingegneristico, individuando con precisione «dove risiede la brevettabilità»

Ricerca sulla tecnica anteriore ultraveloce

Utilizzando strumenti di ricerca AI avanzati, individuano istantaneamente tecnologie simili nelle banche dati brevettuali di tutto il mondo, conducendo ricerche meticolose e senza omissioni

Redazione ibrida della descrizione

Dopo la stesura rapida di una bozza tramite IA, un consulente in brevetti interviene per massimizzare l’ambito di protezione e perfezionare la formulazione, rendendola così solida da non poter essere aggirata dalla concorrenza

Grazie a un approccio ibrido che combina la «velocità travolgente dell’IA» con le «capacità di ragionamento giuridico avanzate dell’uomo», è possibile costruire una solida rete di brevetti senza compromettere in alcun modo la velocità di sviluppo.

La trappola più grande in cui cadono gli sviluppatori di app: perché la consulenza «prima del lancio» è indispensabile

A questo punto, vi è una regola fondamentale in materia di brevetti che gli sviluppatori di app e gli imprenditori devono assolutamente tenere a mente. Si tratta del requisito della «novità».

Il brevetto è un diritto di esclusiva concesso dallo Stato per «un’invenzione nuova, non ancora nota al pubblico». Pertanto, nel momento stesso in cui l’app sviluppata viene rilasciata al pubblico su App Store o Google Play, annunciata tramite un comunicato stampa o il suo funzionamento viene reso pubblico sui propri social media o sul proprio blog, l’«originalità» di tale invenzione viene meno e, in linea di principio, non sarà più possibile ottenere il brevetto.

La mossa più pericolosa: l’approccio del tipo «per ora rilasciamo l’app e, se avrà successo, presenteremo domanda di brevetto» è assolutamente da evitare. Sebbene la legge giapponese sui brevetti preveda una misura di salvaguardia denominata «eccezione alla perdita di novità», le procedure sono complesse e comportano il rischio di costituire un ostacolo fatale qualora in futuro si intenda espandersi all’estero (ottenendo la tutela dei diritti negli Stati Uniti o in Europa).

Il momento ideale: «La fase in cui il prototipo è stato completato tramite il vib-coding e il flusso di elaborazione è stato definito (prima del rilascio al pubblico)» rappresenta il momento ottimale per consultare un consulente in brevetti. È possibile presentare una domanda di brevetto anche se il codice sorgente perfetto e privo di bug non è ancora stato completato, purché siano chiari gli schemi di struttura e i diagrammi di flusso che illustrano «come funziona il sistema».

Non è necessario esitare pensando: «Le specifiche potrebbero ancora cambiare...». Coinvolgendo un consulente in materia di brevetti nel progetto prima che le specifiche siano completamente definite, sarà possibile ricevere una consulenza più strategica in materia di proprietà intellettuale, ad esempio per ottimizzare leggermente l’integrazione dei dati dell’app in modo da facilitare l’ottenimento del brevetto.

La strategia del «mix di proprietà intellettuale» per rafforzare ulteriormente il business

Per massimizzare il valore dell’app, risulta estremamente efficace una strategia di «mix di proprietà intellettuale» che combini non solo i diritti di brevetto, ma anche altri diritti di proprietà intellettuale.

Diritti di brevetto

Esclusività su «meccanismi», «algoritmi» e «modelli di business» dell’app. Possibilità di eliminare le app clonate

Diritti di marchio

Proteggono il nome e il logo dell’app. Valga la regola del «primo che arriva». Prevengono i danni causati dai «troll dei marchi» e tutelano il valore del marchio

Diritti di disegno e modello

Protezione del design UI/UX (GUI). I brevetti tutelano gli aspetti tecnici, mentre il diritto di design tutela quelli visivi, consentendo di escludere completamente la concorrenza

Gli investitori, quali i fondi di venture capital (VC), quando una startup richiede un finanziamento, verificano con rigore se «esista un solido fossato (barriera) che impedisca ad altre aziende di imitarla». Assicurarsi saldamente questi diritti di proprietà intellettuale costituisce un’arma potente per condurre la raccolta fondi in modo vantaggioso e per aumentare notevolmente il valore aziendale in vista di future operazioni di M&A (cessione aziendale).

In sintesi: per trasformare la Sua straordinaria idea in un “bene aziendale per tutta la vita”

Grazie all’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale, siamo entrati in un’era in cui chiunque può, quasi per magia, dare forma alle proprie idee sotto forma di app. Il «Vibe Coding» è la «spada più potente» per trasformare in realtà le idee che avete in mente.

Tuttavia, se si scende sul campo di battaglia del mondo degli affari con tale spada, è indispensabile disporre dello «scudo più potente» per proteggersi dall’imitazione dei concorrenti. Lanciarsi sul mercato senza lo scudo solido rappresentato dal brevetto equivale a rinunciare di propria iniziativa a preziose opportunità commerciali e a regalare profitti alla concorrenza.

Una volta creata l’app, è necessario intraprendere le azioni necessarie per «proteggerla, mantenerne l’esclusività e monetizzarla».Nel settore IT e del software, la “forza” dei brevetti ottenibili dipende in larga misura dalla competenza specialistica e dalla competenza informatica del consulente in brevetti a cui ci si rivolge. Scegliete uno studio di consulenza in brevetti che comprenda a fondo le ultime tendenze, come il vibecoding, e che funga da partner strategico per far crescere insieme la vostra attività.

Sono aperte le prenotazioni per la prima consulenza gratuita

«Questa app di intelligenza artificiale che ho ideato, potrà essere brevettata?»

«Il lancio è imminente, ma è ancora possibile presentare la domanda di brevetto?»

Non esitate a contattarci per la tutela della proprietà intellettuale di app e servizi nati grazie al VibeCoding

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?? A chi ha redatto una bozza di descrizione del brevetto con ChatGPT

Saremo lieti di ricevere le vostre bozze generate dall’IA. Un consulente in brevetti IT e IA riscriverà la bozza generata dall’IA trasformandola in un «documento di tutela dei diritti solido a difesa della vostra attività».
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Visiti la pagina dedicata alla bozza generata dall’IA × verifica da parte del consulente in brevetti →

AUTORE / Autore

Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)

EVORIX (Studio di proprietà intellettuale) – Consulente in brevetti e rappresentante legale

Assiste clienti in un’ampia gamma di settori, tra cui IT, produzione, startup, moda e sanità, occupandosi di tutto il processo che va dalla presentazione delle domande di brevetto, marchio, disegno industriale e diritto d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale relative a settori all’avanguardia quali l’intelligenza artificiale (AI), l’Internet delle cose (IoT), il Web3 e il FinTech. È membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei Patentisti del Giappone, l’Associazione Asiatica dei Patentisti (APAA) e l’Associazione Giapponese dei Marchi (JTA).