A chi sta leggendo questo articolo: La invitiamo a visitare anche il nostro portale dedicato alla proprietà intellettuale nel settore IT, che offre un servizio completo di assistenza in materia di brevetti, marchi e diritti d’autore alle aziende del settore.
«Siamo già al limite con i costi di sviluppo e il personale. Non abbiamo certo la possibilità di investire denaro nei brevetti»
«Non sarebbe meglio pensarci solo quando il servizio sarà cresciuto di più?»
Ogni giorno ho modo di parlare con molti imprenditori di startup IT e, nella fase di avvio, sento spesso esprimere questi pensieri sinceri. È vero, i costi relativi alla deposito di una domanda di brevetto non sono affatto irrisori.
Tuttavia, dal punto di vista di un consulente in brevetti con una solida esperienza nel settore IT e del software, la verità è che «proprio quando si dispone di pochi fondi è il momento giusto per depositare una domanda di brevetto».
Questo perché, per una startup IT, il brevetto non è un semplice diritto “difensivo”, ma un potente “strumento di investimento” che aumenta il valore di valutazione (valuation) dell’azienda e consente di portare avanti in modo vantaggioso la raccolta di fondi e le operazioni di fusione e acquisizione (M&A).
In questa occasione illustrerò i tre vantaggi di un deposito tempestivo di brevetti che ogni imprenditore di una start-up IT desideroso di accelerare la propria attività dovrebbe conoscere.
Quando gli investitori (VC o angel investor) decidono di investire in una startup, gli aspetti a cui attribuiscono maggiore importanza sono le «prospettive future» e il «vantaggio competitivo». Il brevetto rappresenta lo strumento più efficace per dimostrarli in modo oggettivo.
Nel caso dei servizi IT, in particolare nel settore SaaS e delle app, non vi sono quasi mai beni tangibili quali stabilimenti o scorte. Di conseguenza, anche se si spiega agli investitori che «questa tecnologia ha un valore», nella realtà è difficile fornirne una prova oggettiva.
Tuttavia, se si è in possesso di un brevetto (o se ne è in fase di deposito), questo costituisce un bene chiaro e definito, ovvero un «diritto di esclusiva» riconosciuto dallo Stato.
Ciò costituisce la prova di «disporre di una barriera tecnica (MOAT: fosso economico) che altre aziende non possono facilmente imitare» e si traduce direttamente in un aumento della valutazione (valore di mercato) dell’azienda.
Nel corso della due diligence (verifica pre-investimento) condotta dai VC, i rischi legali vengono sottoposti a un controllo rigoroso.
Viene sempre verificato se «la tecnologia del servizio offerto dalla propria azienda violi i brevetti di altre società»; tuttavia, se l’azienda ha presentato domanda di brevetto, risulta più facile dimostrare l’originalità della propria tecnologia.
Inoltre, una forte consapevolezza in materia di proprietà intellettuale si traduce in un senso di fiducia derivante dal fatto che **«la società dispone di un sistema gestionale solido e ben governato»**, contribuendo ad accelerare il processo decisionale relativo all’investimento.
Nel settore IT, l’evoluzione tecnologica è rapida e il reverse engineering (analisi) è agevole; di conseguenza, anche le idee più brillanti corrono il rischio di essere imitate immediatamente.
Alcuni ingegneri ritengono che «il codice sorgente sia al sicuro poiché protetto dal diritto d’autore», ma si tratta di un pericoloso malinteso. Il diritto d’autore tutela «l’espressione del codice (il modo in cui è scritto)», ma non «le idee o le funzionalità in sé».
In altre parole, se la stessa funzionalità venisse implementata con un codice completamente diverso, non sarebbe possibile opporsi sulla base del diritto d’autore.
Cosa accadrebbe se una grande azienda con ingenti risorse finanziarie, osservando il Suo servizio, decidesse che «questo avrà successo» e iniziasse a lanciare su larga scala un servizio simile?
In questo caso, se si possedesse un brevetto, sarebbe possibile impedire legalmente l’ingresso sul mercato di tale grande azienda o richiedere il pagamento di diritti di licenza.
Anche nell’eventualità in cui la vostra azienda venisse citata in giudizio da un’altra società (in particolare una grande impresa) con l’accusa di «violazione di brevetto», la situazione cambierebbe se la vostra azienda fosse in possesso di un brevetto solido.
Proponendo infatti un accordo di licenza incrociata del tipo «In cambio dell’utilizzo del nostro brevetto, vorremmo poter utilizzare anche il vostro (con l’impegno reciproco di non intentare cause)», si apre la strada verso una transazione. Il brevetto può fungere sia da «spada offensiva» che da «scudo difensivo».
I brevetti svolgono un ruolo determinante anche nelle operazioni di M&A o IPO, che costituiscono la strategia di uscita (EXIT) per le startup.
Quando i colossi tecnologici come Google o Apple acquisiscono una startup, gli obiettivi principali sono spesso il «personale (Acqui-hire)» e il «portafoglio di brevetti».
Le aziende che detengono brevetti su tecnologie proprietarie risultano attraenti per gli acquirenti e tendono a ottenere un prezzo di acquisto (importo di cessione) più elevato. Al contrario, anche se si dispone di una tecnologia eccellente, se questa non è protetta da brevetti, si rischia che venga ritenuto che «non sia necessario acquistare l’azienda, ma sia sufficiente imitare la sola tecnologia».
Qualora si miri a una futura IPO (quotazione in borsa), nell’ambito della procedura di valutazione per la quotazione vengono esaminati con rigore il «sistema di gestione dei diritti di proprietà intellettuale» e il «rischio di violazione dei diritti altrui».
Poiché in molti casi è troppo tardi cercare di intervenire in fretta all’ultimo momento, la via più breve per una quotazione senza intoppi consiste nel collaborare sin dalle prime fasi con un avvocato specializzato in proprietà intellettuale e nel costruire una solida rete di protezione della proprietà intellettuale.
Infine, desideriamo sottolineare un unico aspetto di fondamentale importanza.
Si tratta del principio fondamentale secondo cui «una volta che il servizio è stato lanciato sul mercato, non è più possibile ottenere un brevetto» (perdita di novità).
Dopo aver pubblicato la versione beta dell’app sugli store
presentazione dei dettagli tecnici durante un pitch contest
Se ne è illustrato il funzionamento in un comunicato stampa
ne ha parlato sul proprio blog tecnico o sui social media
Se si compiono queste azioni «prima della presentazione della domanda di brevetto», la tecnologia in questione diventa «di dominio pubblico (nota a tutti)» e, in linea di principio, non sarà più possibile ottenere il brevetto.
(※ Esiste una misura di salvaguardia denominata «eccezione alla perdita di novità», ma i requisiti sono rigorosi e, poiché comporta svantaggi anche nell’espansione all’estero, è rischioso fare eccessivo affidamento su di essa)
Per le startup IT, la domanda di brevetto non è una semplice procedura legale.
Si tratta dell’«investimento gestionale» con il miglior rapporto costo-beneficio per garantire il successo nella raccolta di fondi, impedire l’ingresso di grandi aziende nel mercato e aumentare il valore futuro dell’EXIT.
Quell’idea che vi fa pensare «È forse ancora troppo presto?» potrebbe decidere le sorti future della vostra azienda.
Il proprio modello di business è brevettabile?
Quali tecnologie è opportuno proteggere in via prioritaria?
Qual è il rapporto costo-efficacia?
A volte, una volta effettuato il lancio, potrebbe essere troppo tardi. Vi invitiamo innanzitutto a consultare un avvocato specializzato in proprietà intellettuale nel settore IT.
Indice
🏢 Supporto completo per le strategie di proprietà intellettuale delle aziende IT
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AUTORE / Autore
Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)
Studio di proprietà intellettuale EVORIX (EVORIX) – Avvocato specializzato in proprietà intellettuale e rappresentante legale
Assistiamo i clienti in un’ampia gamma di settori — tra cui IT, produzione, startup, moda e sanità — in ogni fase, dalla presentazione delle domande di brevetto, marchio, disegno e modello e diritti d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale relative a settori all’avanguardia quali l’intelligenza artificiale (AI), l’Internet delle cose (IoT), il Web3 e il FinTech. È membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei Patentisti del Giappone, l’Associazione Asiatica dei Patentisti (APAA) e l’Associazione Giapponese dei Marchi (JTA).