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IA generativa e brevetti: rischi di contraffazione e protezione delle invenzioni

[A cura di un consulente in brevetti] Qual è il profondo legame tra l'intelligenza artificiale generativa e i brevetti? Una spiegazione approfondita, dal rischio di violazione alla tutela delle invenzioni

A chi sta leggendo questo articolo: se state redigendo una bozza di descrizione tecnica utilizzando un’intelligenza artificiale generativa come ChatGPT, vi invitiamo a utilizzare anche la pagina dedicata alla bozza generata dall’IA e alla revisione da parte di un consulente in brevetti.

L’evoluzione delle “intelligenze artificiali generative”, tra cui ChatGPT e Midjourney, sta trasformando radicalmente la nostra attività e i nostri processi di sviluppo. Si può affermare che l’utilizzo dell’IA sia ormai indispensabile per l’ottimizzazione delle operazioni e la creazione di nuovi servizi.

Tuttavia, poiché l’evoluzione tecnologica procede a un ritmo estremamente rapido, è anche vero che il quadro normativo e le interpretazioni giuridiche stanno diventando sempre più complessi. In particolare nel campo dei **«brevetti»**, parallelmente alle nuove opportunità stanno emergendo rischi che non possono essere trascurati.

  • «Le idee concepite dall’IA possono essere brevettate?»

  • «Se integrassimo l’IA generativa nei nostri servizi, non violeremmo i brevetti di altre aziende?»

  • «Come si può ottenere l’esclusiva sulle invenzioni relative all’IA?»

A tutti gli imprenditori e i responsabili dello sviluppo che nutrono tali dubbi, il presente articolo illustra in dettaglio, dal punto di vista di un consulente in brevetti, lo stato attuale del rapporto tra **«IA generativa e brevetti»** e le strategie per tutelare la propria attività.


1. La situazione attuale della «proprietà intellettuale» alla base del boom dell’IA generativa

Innanzitutto, è opportuno precisare che le questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale nell’ambito dell’IA generativa si dividono sostanzialmente in «diritti d’autore» e «diritti di brevetto». I temi spesso trattati dai media, quali l’«utilizzo non autorizzato dei dati di addestramento» o la «generazione di immagini simili», riguardano principalmente i diritti d’autore.

D’altra parte, dal punto di vista della tutela delle tecnologie fondamentali dell’azienda o del superamento delle barriere tecnologiche poste da altre società, i diritti di brevetto assumono un’importanza fondamentale.

La tecnologia dell’IA in sé e le invenzioni che la utilizzano

Nel mondo dei brevetti, è necessario distinguere tra i seguenti due aspetti:

  1. L’invenzione della tecnologia di IA in sé (tecnologia di base)

    • Ad esempio, nuove strutture di reti neurali o l’ottimizzazione degli algoritmi di apprendimento. Si tratta di un ambito in cui i gestori di piattaforme come Google e Microsoft sono in forte competizione.

  2. Le invenzioni che utilizzano l’IA (tecnologie applicate)

    • Ad esempio, «un sistema che utilizza l’IA per la generazione di immagini al fine di automatizzare il design di prodotti specifici» o «un’app che sfrutta modelli linguistici per supportare la diagnosi medica». Per molte aziende giapponesi, questo rappresenta il principale campo di battaglia per l’ottenimento dei brevetti.

Attualmente, il numero di domande di brevetto relative all’IA presentate all’Ufficio Brevetti giapponese (JPO) è in costante aumento. Ciò dimostra come si stiano intensificando le iniziative delle aziende volte a proteggere con brevetti i propri modelli di business basati sull’IA, al fine di escludere la concorrenza.


2. Le «invenzioni create dall’IA» sono brevettabili?

Rispondiamo qui a una domanda frequente: «Se si assegna un compito a un’IA generativa, la decisione (o l’idea) da essa prodotta può essere brevettata?»

L’«inventore» deve essere un essere umano

Per dirla in sintesi, l’attuale legge giapponese sui brevetti (così come le legislazioni dei principali paesi) non consente di presentare una domanda di brevetto indicando l’IA stessa come «inventore».

È opinione diffusa che, ai sensi della legge sui brevetti, il termine «inventore» sia limitato alle «persone fisiche (esseri umani)». Un caso famoso è quello di una domanda di brevetto in cui l’IA «DABUS» era indicata come inventore; tale domanda è stata respinta in molti paesi, tra cui il Giappone.

Se vi è il coinvolgimento di un essere umano, è possibile ottenere un brevetto

Tuttavia, ciò non significa che «tutte le invenzioni realizzate con l’IA non possano essere brevettate».

Se un essere umano utilizza l’IA come «strumento», se è l’essere umano ad aver avuto l’idea e se è l’essere umano ad averne completato la struttura concreta, l’inventore è considerato «un essere umano» e può ottenere il brevetto.

Ciò che conta è «in quale parte sia presente il contributo creativo umano (ingegnosità)».

Se si presenta semplicemente una domanda di brevetto utilizzando il risultato ottenuto dall’inserimento di un singolo prompt, è altamente probabile che venga respinta in quanto non soddisfa i requisiti di «progressività (non facilmente intuibile)» e di «attuabilità». Tuttavia, se un essere umano apporta miglioramenti sulla base dell’output dell’IA o integra l’IA in un sistema per risolvere una specifica problematica, si tratta di una vera e propria invenzione.


3. La «strategia brevettuale» per proteggere le attività commerciali che utilizzano l’IA generativa

Quale strategia brevettuale è necessaria per proteggere le soluzioni di IA sviluppate internamente o i servizi che integrano l’IA dall’imitazione da parte di altre aziende?

① È difficile ottenere la tutela dei diritti sul “modello addestrato” di per sé

Specificare il «modello addestrato (insieme di parametri)» in quanto tale nelle rivendicazioni (claim) per ottenere la tutela brevettuale rappresenta, nella pratica, un ostacolo molto difficile da superare. Inoltre, anche la tutela del diritto d’autore in quanto programma è limitata.

② Gli aspetti su cui puntare sono gli «applicazioni concrete dell’IA» e le «fasi di pre-elaborazione e post-elaborazione»

I seguenti aspetti rappresentano i punti in cui è più facile ottenere un brevetto per le invenzioni relative all’IA e che presentano un elevato valore commerciale:

  • Applicazione a casi d’uso concreti

    • Piuttosto che limitarsi a «effettuare previsioni tramite l’IA», tendono ad essere brevettabili le soluzioni che collegano in modo concreto i dati di input, l’elaborazione e l’utilizzo dei risultati di output, come ad esempio: «un sistema che inserisce nell’IA i dati del sensore XX e i dati meteorologici △△ per prevedere il momento in cui l’impianto XX subirà un guasto e ordinare automaticamente i ricambi necessari».

  • Soluzioni innovative nella pre-elaborazione e post-elaborazione dei dati

    • Nel caso in cui si effettui un’elaborazione dei dati (pre-elaborazione) proprietaria per migliorare la precisione dell’IA, oppure si realizzi un’interfaccia che renda i risultati dell’IA più facilmente comprensibili per l’utente (post-elaborazione), tali aspetti mettono in evidenza le caratteristiche tecniche e costituiscono punti chiave per il brevetto.

③ Superare l’ostacolo della «novità»

La tecnologia dell’IA sta diventando sempre più diffusa. Affermare semplicemente «Abbiamo applicato l’IA all’attività X» comporta un rischio crescente di rigetto, in quanto tale idea potrebbe essere considerata «un’idea che verrebbe in mente a qualsiasi esperto del settore (mancanza di progressività)».

Per evitare ciò,

«perché si inseriscono proprio quei dati»

«perché si utilizza quel metodo di apprendimento?»

«Quali effetti significativi ne derivano rispetto alla tecnica precedente?»

. È proprio qui che un avvocato specializzato in tecnologia AI può dimostrare la propria competenza.


4. Si rischia di essere citati in giudizio a propria insaputa? I rischi legati all’utilizzo dell’IA generativa

Per quanto riguarda i brevetti, è importante non solo «difendersi», ma anche prepararsi all’«attacco (da parte di altre aziende)». Esiste il rischio di violare un brevetto semplicemente utilizzando l’IA generativa?

Utilizzo del sistema e violazione di brevetto

In generale, è raro che un utente (utente finale) che utilizza servizi cloud come ChatGPT violi i «brevetti sugli algoritmi di IA» di altre aziende semplicemente utilizzando tale servizio. Questo perché molti brevetti sull’IA definiscono la configurazione del «fornitore del sistema (lato server)».

Tuttavia, occorre prestare attenzione ai casi seguenti.

  • Quando si integra un’API per sviluppare un’applicazione propria

    • Quando si sviluppano e commercializzano applicazioni proprie utilizzando API quali quelle di OpenAI, è possibile che le funzionalità o il flusso di elaborazione di tali applicazioni entrino in conflitto con i «brevetti relativi ai servizi che utilizzano l’IA» detenuti da altre aziende.

    • Ad esempio, potrebbe già esistere un brevetto di un’altra società relativo a un «flusso che automatizza l’assistenza clienti tramite chatbot e si integra con un database specifico».

Il rischio della "scatola nera"

L’intelligenza artificiale, in particolare il deep learning, tende a rendere il contenuto dei processi una “scatola nera”. Anche se si ritiene di aver sviluppato il sistema autonomamente, non è del tutto escluso il rischio che i processi effettivamente eseguiti vengano considerati identici a quelli coperti da brevetti esistenti.

Pertanto, prima di lanciare un nuovo servizio, è indispensabile, come misura di sicurezza gestionale, effettuare un’indagine FTO (indagine sulla libertà di utilizzo) per verificare che non si entri in conflitto con la rete di brevetti di altre aziende.


5. La domanda di brevetto nell’era dell’IA: criteri per la scelta di un consulente in brevetti

Le tecnologie relative all’IA generativa comportano un intreccio complesso di conoscenze in ambito informatico, matematico e giuridico. Sono sempre più frequenti i casi in cui le sole conoscenze tradizionali in materia di ingegneria meccanica o chimica non sono sufficienti per affrontare la questione.

Che cosa contraddistingue un consulente in brevetti nel campo dell’IA?

Quando si affida un incarico relativo all’IA, si raccomanda di verificare i seguenti punti.

  1. Conoscenza del «Manuale di esame IoT e IA»

    • L’Ufficio Brevetti ha chiarito i criteri di esame per le invenzioni relative all’IA. Il consulente ne ha una conoscenza approfondita e comprende con quale logica redigere la descrizione affinché la domanda abbia maggiori possibilità di essere concessa?

  2. Comprensione dei termini tecnici

    • È in grado di comprendere senza bisogno di spiegazioni termini quali “apprendimento supervisionato”, “apprendimento per rinforzo”, “token” e “vettorializzazione” e di inserirli correttamente nella descrizione del brevetto?

  3. Proposte dal punto di vista commerciale

    • Non si tratta semplicemente di ottenere un brevetto, ma di essere in grado di proporre soluzioni quali: «Se si ottiene il brevetto entro determinati limiti, è possibile frenare la concorrenza?» e «Come si creano diritti solidi che non possano essere aggirati?».

L’inizio tempestivo fa la differenza

Poiché nel settore dell’IA la tecnologia diventa obsoleta rapidamente, anche la presentazione delle domande di brevetto è una gara di velocità. Anziché rivolgersi a un consulente in brevetti solo a sviluppo completato, consultarlo già nella «fase dell’idea» o nella «fase PoC (prova di concetto)» consente di correggere il percorso di sviluppo e di costruire una rete di brevetti più solida.


6. Riepilogo: l’utilizzo dell’IA e la strategia in materia di proprietà intellettuale devono essere considerati come un unico insieme

L’IA generativa ha reso accessibile a chiunque l’uso di tecnologie avanzate. Proprio per questo, individuare dove risiede il «valore unico della propria azienda» e come tutelarlo giuridicamente sarà determinante per la futura competizione per la sopravvivenza.

  • I risultati generati dall’IA possono diventare brevetti grazie al coinvolgimento umano.

  • Le invenzioni che combinano «IA e applicazioni concrete» diventano un’arma potente per la tutela del proprio business.

  • Per prevenire violazioni di brevetti inconsapevoli, è fondamentale effettuare ricerche preventive.

Il nostro studio fornisce assistenza nella presentazione di domande di brevetto e nelle ricerche relative all’IA per una vasta gamma di clienti, dalle start-up nel settore IT e IA fino ai dipartimenti di trasformazione digitale (DX) delle grandi aziende manifatturiere.

«Vorrei sapere se è possibile ottenere un brevetto per la mia idea attuale»

«Temo di violare un brevetto di un’altra azienda»

Se avete questo tipo di preoccupazioni, non esitate a contattarci per una consulenza. I nostri avvocati specializzati in brevetti, esperti nei punti chiave della tecnologia AI, elaboreranno insieme a voi la strategia più adatta per proteggere e accelerare la crescita della vostra azienda.


[Consulenze gratuite in corso]

Accettiamo richieste per una prima consulenza online gratuita sulle strategie di proprietà intellettuale relative alle attività che utilizzano l’IA generativa. Non esiti a contattarci tramite il modulo di contatto.


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A coloro che hanno redatto una bozza di descrizione di brevetto con ChatGPT

Le bozze redatte dall’IA sono più che benvenute. Un consulente in brevetti nel settore IT e IA riscriverà la bozza generata dall’IA trasformandola in un «documento di diritti solido a tutela della vostra attività».
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Visiti la pagina dedicata alla bozza generata dall’IA e alla revisione da parte del consulente in brevetti →

Takefumi Sugiura, consulente in brevetti

AUTORE / Autore

Takefumi Sugiura (SUGIURA Takefumi)

EVORIX (Studio di proprietà intellettuale) – Consulente in brevetti e rappresentante legale

Assiste clienti in un’ampia gamma di settori, tra cui IT, produzione, startup, moda e sanità, occupandosi di tutto il percorso che va dalla presentazione delle domande di brevetto, marchio, disegno industriale e diritto d’autore fino ai procedimenti di ricorso e alle cause per violazione.È inoltre esperto in strategie di proprietà intellettuale nei settori all’avanguardia quali IA, IoT, Web3 e FinTech. È membro di diverse associazioni, tra cui l’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale del Giappone, l’Associazione Asiatica dei Consulenti in Proprietà Industriale (APAA) e l’Associazione Giapponese dei Marchi (JTA).